Sostegno psicologico familiari

Professione Caregiver – Formare e prendersi cura di chi si prende cura … 

Le caratteristiche proprie della malattia di Alzheimer fanno si che il suo impatto non si limiti al paziente, ma ricada pesantemente anche sui familiari.

In particolare, l’onerosità del carico assistenziale si ripercuote negativamente su molteplici aspetti  della vita del caregiver: sulla sua dimensione lavorativa (qualora sia presente), sulla situazione economica complessiva della famiglia, sulla sua salute fisica, insieme al peso psicologico che questo compito così oneroso comporta.

E’, pertanto chiaro come lo stress sperimentato dal caregiver sia un fenomeno complesso, risultante dall’interazione di diversi fattori contestuali, clinici e personali. Il coinvolgimento oggettivo e soggettivo del caregiver nell’assistere un familiare affetto da demenza è importante e muta nel corso dell’intero periodo del caregiving.

Considerando il caregiver come oggetto di attenzione e di cura, è nata l’idea di voler contrastare e ridurre il rischio degli effetti negativi provocati dal carico assistenziale, al fine di promuovere una famiglia “adattata positivamente” alla malattia, che possa quindi affrontare il compito dell’assistenza conservando la sua funzione terapeutica, consentendo una migliore qualità della vita al parente ammalato e, di conseguenza, all’intero nucleo famigliare.

Tale progetto prende forma con l’attuazione di due cicli d’incontri , che coinvolgono i caregivers (in media 8/9 partecipanti) per l’intero periodo di apertura annuale dell’Alzheimer Caffè.

Ogni ciclo prevede incontri a cadenza quindicinale della durata di n paio d’ore circa, caratterizzato dalla trattazione di un argomento specifico ad ogni incontro. Durante il primo ciclo viene affrontato il tema delle reazioni emotive del caregiver (dal senso di colpa sino alla sperimentazione del lutto anticipatorio per arrivare all’ accettazione della malattia); nel secondo ciclo, invece, sono proposti suggerimenti pratici per far fronte a gestire in modo funzionale alcune alterazioni comportamentali e disfunzioni cognitive del malato durante l’assistenza a casa. Si è creato un contesto sicuro  in cui i caregivers vengono ascoltati, capiti ed incoraggiati, a anche una specie di “laboratorio” dove scambiare informazioni, condividere esperienze comuni, trovare nuove soluzioni e nuovi adattamenti, mettere in discussione i propri modi di agire e di sentire, ed eventualmente sostituirli con atteggiamenti più adeguati.

Il primo bilancio di questo progetto “sperimentale” non può che definirsi altamente positivo. Il feed-back che permette questo ottimismo deriva dalla cotante ed attiva partecipazione del caregiver agli incontri, indiscutibile indice di efficacia, quantomeno relativa ad uno degli obiettivi primari, ovvero quello di contrastare l’isolamento sociale.

          

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